Schmidt dichiara: “non stiamo lavorando a Google Maps per iOS6”

Di - 26 September 2012 - in

Su Internet imperversa ormai da giorni il dibattito sulle mappe implementate da Apple su iOS6, in sostituzione del servizio fornito da Google. Più che dibattito ormai si può parlare apertamente di derisione, visto che in questa istanza, nessuno si sente di difendere l’operato di Apple, che ha rilasciato un sistema fortemente incompleto e inaffidabile, dovendosi arroccare su un laconico “Miglioreranno”, quando interrogati su questa caduta di stile.

A tranquillizzare gli utenti Apple vi era però una certezza, ovvero che Google fosse all’opera per rilasciare una versione indipendente di Google Maps per iOS da pubblicare sul market. Voci, rumors, speranze, illusioni, tutto spazzato via oggi da una dichiarazione di Eric Schmidt che ha confermato l’intenzione di  Google di non lavorare ad una versione di Google Maps per i dispositivi mobile made in Apple. Provocazione? Ripicca? O mossa strategica nel delicato confronto tra iOS e Android?

La si può leggere in tanti modi. Rimane però un fatto: gli utenti iOS6 non avranno Google Maps, le mappe di Apple non sono ancora utilizzabili e le alternative Open non sono ancora sufficientemente mature e diffuse per andare a rimpiazzare la vecchia versione agli occhi del grande pubblico. E per gli utenti che necessitano realmente di mappe precise, ad esempio per questioni lavorative? La risposta, dal punto di vista dell’acquirente di device high-end, è abbastanza ovvia: l’iPhone 5 ha una mancanza oggettiva dovuta ad un errore di Apple. Lo step successivo per molti, potrebbe quindi essere il prendere in considerazione il passaggio ad Android. O almeno questo è il ragionamento che, secondo noi, sta alla base della dichiarazione di Schmidt e in generale sottende alla strategia di Google nell’ultimo periodo.

Ne abbiamo già parlato in diversi altri articoli e questa scelta si incastra perfettamente nel puzzle costruito da Google fino ad oggi. Tuttavia rappresenta anche un punto di svolta: fino ad oggi Google si era limitata a gettare ami verso l’utenza iOS, rilasciando applicazioni su App Store di qualità, talvolta anche con priorità maggiore rispetto ad Android. La diffusione dei suoi servizi era un segno evidente che molti utenti avevano abbocato a questi ami. La dichiarazione di oggi però equivale a qualcosa di nuovo: Google si è stancata di aspettare e ha iniziato a tirare la canna nella speranza di pescare qualche pesce, partendo da un amo presente in iOS praticamente dalle sue origini e che ormai era parte integrante della Apple Experience.

Buona parte del merito va però all’azienda di Cupertino, che ha servito la mossa su un piatto d’argento: rilasciare un prodotto incompleto è spesso deleterio per chiunque, ma quando si costruisce un brand sull’affidabilità, un update non può corrispondere ad un peggioramento del servizio. Se poi l’alternativa della concorrenza è lo stato dell’arte…  “Non è nello stile di Apple”, direbbero alcuni. Fatto sta che Google ne ha approfittato e con buona probabilità se ne sentiranno gli effetti nelle settimane a venire. Le vendite di iPhone 5 son già nettamente inferiori alle previsioni e questi acquisti sono stati effettuati quando ancora c’era speranza di vedere arrivare una pezza da parte di Google. Magari non influirà in maniera incisiva sui dati di vendita, ma non lascerà nemmeno indifferenti gli indecisi.

Schmidt, che è sempre stato più un falco che una colomba, ha corredato questa dichiarazione con diverse frecciatine ad Apple e alla stampa. Nei toni e nei contenuti, l’idea che traspare dalle sue parole è che questa scelta sia frutto dell’irrazionalità della “Nuova Apple”, un tòpos ricorrente nella comunità degli utenti della Mela, che identificano nella morte di Jobs un punto di svolta negativo per l’azienda di Cupertino. Continua definendo Android “lo standard” mentre iOS è “l’eccezione”, pungolando la stampa generalista che non dà credito a questa situazione, esaltando il lancio dell’iPhone 5 quando ormai Apple è relegata ad una nicchia sempre più piccola, sopratutto in Europa, ed ignorando in larga parte i grandi successi di vendite e di innovazione inanellati da Android.

Via|UberGizmo

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Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

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