[Search] La ricerca più il vostro mondo: le ire dei concorrenti

Di - 12 January 2012 - in

A quanto pare la matricola Google+ sta cominciando a dare fastidio ai suoi colleghi big del settore e, per inciso, questo è un chiaro segnale della validità della piattaforma.
In particolare la polemica sta montando in questi giorni a seguito del recente aggiornamento della Ricerca, ovvero la Ricerca più il tuo mondo.

Subito dopo l’annuncio di questa “rivoluzione della Ricerca”, Twitter ha formalmente commentato la notizia:

For years, people have relied on Google to deliver the most relevant results anytime they wanted to find something on the Internet.
Often, they want to know more about world events and breaking news. Twitter has emerged as a vital source of this real-time information, with more than 100 million users sending 250 million Tweets every day on virtually every topic. As we’ve seen time and time again, news breaks first on Twitter; as a result, Twitter accounts and Tweets are often the most relevant results.
We’re concerned that as a result of Google’s changes, finding this information will be much harder for everyone. We think that’s bad for people, publishers, news organizations and Twitter users.

Quello che Twitter lamenta, in pratica, è che a seguito dei cambiamenti introdotti da Google, i risultati di Twitter nella Ricerca verranno affossati a vantaggio dei risultati relativi alla sfera privata, connessa con Google+, dell’utente.
La risposta di Google non si è fatta attendere, ed è piuttosto pesante:

We are a bit surprised by Twitter’s comments about Search plus Your World, because they chose not to renew their agreement with us last summer (http://goo.gl/chKwi), and since then we have observed their rel=nofollow instructions.

In pratica si ricorda che Twitter ha rifutato di rinnovare l’accordo che permettava a Google di gestire i post su Twitter all’interno dei risultati della Ricerca.

Il blog Marketingland sostiene il fatto però che rel=nofollow non significa che i risultati relativi a Twitter che vengono successivamente linkati non possano essere inclusi nei risultati di Ricerca. Teoricamente dunque, solo l’url diretto del post Twitter dovrebbe essere escluso, in base a questo principio, da rel=nofollow. Sarebbe interessante approfondire questo argomento, magari chiedendo l’opinione di un esperto come +Enrico Altavilla.

Sempre Marketingland ha avuto l’opportunità di intervistare brevemente +Eric Schmidt circa questa questione. Il punto di vista di Schmidt, sostanzialmente, è quello che a Google piacerebbe poter includere anche i risultati provenienti da Twitter e Facebook, se solo queste due aziende permettessero a Google di farlo. In parole povere l’idea di fondo è che Twitter e Facebook si danneggino da soli attraverso la loro linea politica nei confronti di Google.

La questione è naturalmente controversa anche perché –e dall’intervista si capisce- non tutte le informazioni sono disponibili alle persone esterne alle aziende coinvolte.
Ad ogni modo è cosa risaputa che sia Facebook che Twitter hanno in qualche modo negato a Google di interfacciarsi con i propri database in passato. Facebook ha addirittura escluso la connessione con Gmail per l’importazione dei contatti dell’utente nella sua piattaforma.
È  innegabile che le dimensioni di Google, la sua capacità di innovare, la sua incessante crescita e la sua proponsione al dominio tecnologico, spaventano, stimolando sentimenti di ostilità, non solo nei competitor ma anche in una certa nicchia di portatori di interesse. Mi riferisco in questo caso, non ad un interesse legato alle azioni (share holder), quanto all’interesse generico e più strutturale da parte dei politici (stake holder).
Così come è avvenuto già in passato, è molto probabile che questa mossa di Google –e le reazioni che sta suscitando- portino i portatori di interesse menzionati sopra, ad interessarsi di nuovo a Google in termini di rapporti di concorrenza.
Già in passato Google, ed Eric Schmidt in particolare, è stata chiamata a rispondere di queste accuse presso il Congresso degli Stati Uniti d’America. In quell’occasione diverse accuse avevano origine dalle operazioni di lobbying (trasparente e perfettamente accettabile negli USA) da parte di aziende legate al turismo, come Expedia e Trip Advisor, per citarne due.
Staremo a vedere se questa svolta nella Ricerca causerà a Google problemi analoghi a quelli già affrontati.


È innegabile che Google stia giocando la sua partita, quello che però risulta evidente è come il modello di business dell’azienda di Mountain View sia sempre orientato non solo a portare beneficio agli utenti, ma anche agli stessi competitor. È chiaro che Google vuole crescere ma se da un lato questa crescita viene fatta giocoforza ai danni dei propri concorrenti (questo è vero per qualsiasi sistema sano –leggasi no cartelli- di capitalsmo misto), dall’altro lato BigG lascia sempre una porta aperta per permettere ai propri concorrenti di beneficiare, a loro volta, della sua crescita e delle sue innovazioni. Per chiarire questo concetto un po’ fumoso, riprendiamo questo episodio di attualità. Immaginiamo una situazione in cui, date per assunta la dominanza del motore di ricerca (a livello tecnologico e di diffusione), la nuova funzione “sociale” della Ricerca può portare vantaggi diretti anche a Twitter e Facebook nel caso in cui queste aziende permettano a Google di utilizzare i dati contenuti nei propri rispettivi database.
Il nostro punto di vista è naturalmente viziato dalla nostra “mappa mentale” riguardante la situazione e i protagonisti coinvolti e, soprattutto, dal fatto di non conoscere il quadro completo della situazione, ma solo una versione costruita a partire da pezzi. Risulta interessante, da questo punto di vista, la risposta sibillina all’intervistatore di Erich Schmidt che, incalzato sul fatto che Twitter e Facebook in realtà non ostacolano Google nel reperimento delle informazioni, dato che non c’è niente in questo senso nei loro file Robot.txt, risponde dicendo: “questa è la sua interpretazioni delle loro politiche”.
Dalla parte di noi utenti c’è solo da sperare che questi giganti del web si mettano in qualche modo d’accordo perché, guadagni chi deve guadagnare, la possibilità di ricercare e in qualche modo accedere alle informazioni generate, o che pertengono ad un utente, può solo rappresentare un vantaggio a noi “consumatori delle nostre stesse informazioni”.

Via | Marketingland

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Gabriele Visconti Articolo scritto da

Editor in Chief per Engeene.
Appassionato di Linux, FOSS, videogame e, da poco, di cucina. Parla quattro lingue ed ama leggere libri in lingua inglese.

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