Storia di una foresta pluviale scoperta grazie a Google Earth

Di - 14 May 2014 - in
Post image for Storia di una foresta pluviale scoperta grazie a Google Earth

Spesso il grande pubblico tende a pensare che ormai non ci sia più nulla di inesplorato sul nostro pianeta, almeno non sulla terra ferma, eppure non è così. Oggi vediamo come uno strumento potente ma alla portata di tutti come Google Earth, ha aiutato uno scienziato a scoprire una foresta pluviale inesplorata.

Quando penso alle esplorazioni nel continente africano, la mia mente evoca immagini di esploratori con il cappello coloniale e una carovana di portatori, qualcosa di molto simile ad esempio alla famosa spedizione di Richard Francis Burton e John Hanning Speke alla ricerca delle sorgenti del Nilo.

Parte del fascino di questo tipo di ambientazioni è l’aspetto cartografico, fatto di mappe annotate a penna e antichi strumenti di misura che guidavano ed ispiravano di fatto l’esploratore verso la sua meta. Al giorno d’oggi questo fascino sembra perlopiù scomparso e sostituito dalla fredda efficienza degli strumenti informatici e dei satelliti geostazionari. Fortunatamente però, l’avanzamento tecnologico (che tutto appiattisce) lascia ancora spazio per riscoprire il fascino dell’esplorazione vecchio stile.

Google Earth si è dimostrato essere un prodotto molto utile e divertente da usare per questo scopo. Alcuni mesi fa abbiamo riportato la notizia di una specie di farfalla, creduta estinta, riscoperta grazie a Google Earth.

I fatti

Nel 2005 uno scienziato britannico, specializzato nello studio della conservazione della flora, stava navigando in Google Earth per verificare possibili siti di indagine relativamente alle foreste pluviali africane. Durante questa ricerca Julian Bayliss, questo il nome dello scienziato del Kew Royal Botanic Gardens di Londra, si imbatté per puro caso nelle fotografie aeree di un’area montagnosa chiamata Monte Mabu, un picco lussureggiante sovrastante la savana centrale del Mozambico. Il biologo fu molto sorpreso nel costatare che quest’area di circa 70 kilometri quadrati di foresta pluviale di media altitudine, la più grande dell’Africa, non era mai stata esplorata ne studiata.

A quanto pare la popolazione locale conosceva questa foresta ma, la combinazione tra inaccessibilità della zona e diversi anni di guerra civile, avevano di fatto celato Monte Mabu agli occhi della scienza.

La scoperta

Poco tempo dopo la scoperta, Bayliss e il suo team si recarono presso Monte Mabu e grande fu il loro stupore quando si resero conto che l’area appena scoperta era ricchissima di specie animali e vegetali, tra cui specie in pericolo di estinzione e nuove specie mai catalogate dalla scienza. Tra queste una nuova specie di camaleonte nano, un granchio di acqua dolce, pipistrelli, scorpioni e tre serpenti.

Camaleonte Nano Monte Mabu

Camaleonte Nano Monte Mabu

È davvero affascinante pensare che questo nuovo “mondo perduto” sia stato scoperto grazie all’utilizzo di tecnologie che sono così alla portata di tutti. È inoltre significativo inoltre riflettere sulla portata che hanno questi strumenti che, per quanto dati ormai per scontati, hanno di fatto rivoluzionato una parte della nostra vita.

Vi lascio con un video che racconta di questa interessante scoperta scientifica.

Fonte | The Guardian

Credit immagini |  Julian Bayliss

Leave a Reply

Gabriele Visconti Articolo scritto da

Editor in Chief per Engeene. Appassionato di Linux, FOSS, videogame e, da poco, di cucina. Parla quattro lingue ed ama leggere libri in lingua inglese.

Contatta l'autore

Previous post:

Next post: