Sulla polemica tra Canonical, Amazon e RMS

Di - 13 December 2012 - in
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Richard Stallman, noto come RMS, sigla che da sempre utilizza online come firma, è un informatico e filosofo che ha gettato le basi del concetto di software libero, ovvero di software liberamente utilizzabile e modificabile da chiunque. È anche il fondatore e la guida del progetto GNU, che fornisce al momento tutto o quasi il software necessario al kernel Linux per essere usato in un sistema operativo.

A questi grandi meriti unisce però il deciso integralismo in tutto ciò che sostiene, rifiutando qualsiasi seppur minima violazione alla libertà del software e a diverse altre ideologie, cosa che forse troppo spesso si rivela controproducente per una diffusione del software libero su vasta scala.

In questi ultimi giorni, è in corso un’accesa polemica tra RMS e Canonical, che coinvolge anche Amazon (realtà alla quale Stallman è fortemente avverso per questioni legate soprattutto a Kindle e alla sua gestione dei diritti). Canonical è una società informatica, di proprietà del magnate sudafricano Shuttleworth, che si occupa di sostenere lo sviluppo di Ubuntu, una delle piú diffuse distribuzioni Linux negli ultimi anni.

Ubuntu, per questioni legate a contrasti tra la sua comunità di sviluppo e quella del progetto Gnome (l’ambiente desktop che ha sempre distribuito) ha deciso di smettere di distribuire la shell grafica di Gnome e di sostituirla da una sviluppata da Canonical, chiamata Unity.

In Unity è integrato un sistema di ricerca di file e cartelle, ma anche di contatti in rubrica e varie informazioni accessorie, che da poco supporta anche la ricerca di prodotti su Amazon, grazie ad un accordo tra Amazon e Canonical.

A livello architetturale, il funzionamento è molto semplice. Unity invia ad un server di Canonical la stringa di ricerca, il server fa la richiesta ai server Amazon, i quali inviano i risultati a Canonical che li reinvia ad Amazon. In questo modo la richiesta non viene fatta direttamente ad Amazon, evitando di consegnarle dati sull’utente utilizzabili poi per pubblicità.

A causa di problemi nell’implementazione, questa funzionalità ha destato immediatamente molte polemiche: mentre la richiesta era cifrata, infatti, la risposta era trasmessa in chiaro permettendo a chiunque riuscisse ad intercettare la comunicazione (ed è molto piú facile di ciò che sembra) di vedere ciò che l’utente ha cercato, magari tra i propri file.

Questo problema è stato risolto abbastanza rapidamente, e la situazione pareva essersi tranquillizzata. Pochi giorni fa, invece, Stallman ha pubblicato un articolo sul suo blog, nel quale accusa Canonical di violazione della privacy degli utenti di Ubuntu. Secondo lui, infatti, la garanzia di non far pervenire dati personali ad Amazon non è sufficiente, poiché Canonical potrebbe comunque registrare ed utilizzare i dati.

Jono Baconcommunity manager di Ubuntu, ha immediatamente risposto sul suo blog, definendo bambinesco l’atteggiamento di Stallman, il quale ha, a suo dire, allarmato gli utenti Ubuntu senza che esista un reale problema.

Amazon è restata elegantemente fuori dalla polemica, continuando a fornire il proprio servizio dal quale, effettivamente, non riceve nessun vantaggio occulto.

Se da una parte Stallman può aver ragione sul fatto che, all’utente inesperto, possa non venire in mente che Amazon e Canonical, per fornire il servizio, debbano di fatto leggere in qualche maniera ciò che si vuole cercare, dall’altra parte c’è da dire che Canonical, e a maggior ragione Amazon, non richiedano assolutamente dati che non siano effettivamente necessari alla ricerca.

Si potrebbero fare facilissimi paragoni con altri servizi del tutto analoghi, a partire dai browser stessi, compresi quelli liberi: se cercate qualcosa su Internet, lo state dicendo a qualcuno in Internet, necessariamente.

Agli utenti di Ubuntu disorientati da questa polemica, quindi, direi, con il timore di offendere la loro intelligenza dovendolo chiarire, che effettivamente se tenete attiva la ricerca su Amazon inviate a Canonical ogni cosa che cercate attraverso Unity, poiché è di fatto l’unico modo attraverso il quale Canonical ed Amazon possono fornire il servizio. Se questo non vi piace, potete rinunciare al servizio disattivandolo.

Potrebbe essere sensato, da parte di Canonical, disattivare il servizio di default, segnalando in qualche modo che possa essere attivato dall’utente. Come spesso accade in questi casi, il reale equilibrio è nel mezzo tra le due posizioni. Ma da qui a demonizzare Canonical e affermare che raccolga dati per biechi scopi, ne passa.

Via | Slashdot.org

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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