Trovato un problema di progettazione in Google Authorship

Di - 12 October 2012 - in

Tra i servizi piú interessanti che Google ha lanciato in Google+ si trova Google Authorship. Si tratta di un servizio che permette di associare, nei risultati di ricerca su Google, le pagine web trovate ai loro autori, linkando sotto il risultato anche il profilo Google+ dell’autore.

Questo da una parte permette all’autore di un articolo di pubblicizzarsi, e di dare modo di leggere altre cose interessanti a chi trovi l’articolo, e dall’altra permette a Google di vedere il web in maniera piú legata ai contenuti che alle parole chiave, in linea con i principî del web semantico. Tale servizio permette infatti anche una maggiore accuratezza del motore semantico di Google, Knowledge Graph.

Associare a sé stessi un proprio articolo o contenuto è molto semplice: è necessario avere un profilo Google+ (con foto riconoscibile), e mettere il link al profilo nell’articolo, con diciture tipo “di Lorenzo Breda”, con il nome che linka al profilo. Per validare il tutto, poi, è necessario che l’autore abbia un indirizzo email nel dominio del sito internet.

Quest’ultimo passaggio, però, non è del tutto necessario: si può evitare modificando la sezione Contributore di, che è presente in ogni profilo Google+, aggiungendoci un link al sito in questione.

Questo interessante comportamento ha fatto in modo che +David Iwanow, consulente SEO, dopo aver partecipato come ospite in un hangout organizzato da +Dejan SEO, una società di consulenza, ed aver aggiunto quindi l’homepage del loro sito nella sezione Contributore di, si è trovato ad essere considerato autore di tale homepage.

Dejan SEO, infatti, ha nell’homepage una sezione Hangouts on Air, nella quale pubblica l’ultimo hangout fatto e il link al profilo Google+ dell’autore. Venivano soddisfatti cosí tutti i requisiti necessari perché Google Authorship lo considerasse autore di quella pagina.

Questo fatto ha reso evidente un banale errore di design nelle regole per decidere l’autorship della pagina: risulta infatti davvero molto facile generare falsi positivi (magari anche in cattiva fede, su qualunque sistema interattivo come i commenti di un blog o un forum) trarre il sistema in inganno e fargli credere di essere autori di qualcosa che appartiene ad altri, o per la quale il concetto di autore è privo di senso (come nel caso dell’homepage di una società).

Errori di questo tipo sono piuttosto comuni, ma non ce li si aspetta da aziende come Google, che generalmente progettano con molta cura i loro sistemi, soprattutto per quello che riguarda i modi per trarli in inganno facendogli raccogliere dati falsi e che alla lunga diventano per loro inservibili.

Aspettiamoci dunque presto una correzione delle regole.

Via | +Dejan SEO

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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