Ubuntu Phone a FLOSS Weekly

Di - 27 May 2013 - in
Jono Bacon parla di Ubuntu Phone a FLOSS Weekly

Ubuntu sta facendo parlare di sé molto quest’anno grazie al concetto di convergenza annunciato come futuro del progetto, in particolare per quanto riguarda il debutto nel mercato degli smartphone. Nell’ultima puntata di FLOSS Weekly, celebre podcast inglese nel quale vengono trattati argomenti riguardanti il Free Libre Open Source Software (Software Libero e Open Source), hanno parlato proprio di Ubuntu Phone, con la partecipazione di Jono Bacon, Ubuntu Community Manager. La puntata consiste di un’intervista lunga un’ora e piuttosto interessante, quindi se volete approfondire il tutto vi invitiamo ad ascoltare la voce di Bacon.

Dogfooding

All’inizio dell’intervista Bacon ha voluto chiarire un concetto chiave, che ritorna poi più volte nel corso della puntata, quello di dogfooding: mangiare dalla ciotola del proprio cane è ciò che permette di comprendere meglio e migliorare la sua situazione. In soldoni si parla del test sul software fatto con l’utilizzo vero e proprio: solo utilizzando uno strumento quotidianamente, per le piccole o grandi cose di ogni giorno, possiamo scoprire eventuali problemi ed arrivare ad un’esperienza finale di qualità.

Il lavoro che stanno svolgendo gli sviluppatori ora è atto ad avere delle immagini di Ubuntu per smartphone adatte a questo tipo di test, ovvero  abbastanza funzionali da poter animare il telefono di un tester. Sebbene questo obiettivo sia previsto per l’inizio di Luglio, Bacon ha voluto iniziare il suo periodo di dogfooding piuttosto presto e già da diversi giorni ha inserito la propria SIM nel Galaxy Nexus con Ubuntu. Le prestazioni ovviamente non sono ottime, mancano molte applicazioni anche essenziali, ma ad oggi è possibile effettuare telefonate ed inviare SMS. Una mancanza sentita, per ora, è l’utilizzo di reti mobile a banda larga (3G e 4G).

Ovviamente ad oggi è altamente sconsigliato effettuare test così intensivi sulle immagini di Ubuntu, poiché c’è un forte rischio di riscontrare bug, crash e altri problemi che possono anche causare perdita di dati. Siamo ancora in una fase nella quale test più mirati possono portare alla scoperta di bug senza troppa difficoltà e, dato il ritmo di sviluppo, se ne possono facilmente trovare di nuovi ogni giorno.

Risulta quindi molto importante il lavoro degli sviluppatori coinvolti nella realizzazione di questo sistema operativo a molti livelli: in più di 500 mila hanno risposto alla Call for Developer e possiamo facilmente farci un’idea di quante applicazioni saranno disponibili. Non parliamo solo di applicazioni: per Ubuntu è possibile contribuire alle componenti principali, sia nello sviluppo che nella risoluzione di bug, cosa che per Android è quasi impossibile, se non si è dipendenti Google.

Ubuntu SDK

Per quanto riguarda le applicazioni, gli sviluppatori hanno a disposizione un SDK in QML molto semplice da utilizzare che supporta anche JavaScript. Questo kit dovrebbe consentire a Canonical di avvicinare quanti più sviluppatori possibili, che sono invitati ad utilizzare il linguaggio QML per le applicazioni native, anche se HTML5 è tenuto in grande considerazione. Notiamo infatti che Ubuntu offre il supporto per le applicazioni HTML5 per esempio nel Menù dei Messaggi, non le limita ad una scheda del browser.

Le Web App, inoltre, contribuiranno ad abbattere la barriera tra applicazioni native e applicazioni web. Questo tipo di integrazione è diverso anche da FirefoxOS, ma Bacon sottolinea giustamente che anche il target dei due sistemi operativi è diverso: mentre quello sviluppato da Mozilla si rivolge ad un’utenza di livello medio-basso, Ubuntu mira a competere direttamente con Android e iOS.

Qt Creator

Bacon ha evidenziato il fatto che iPhone e iPad sono dei dispositivi molto belli, ma con essi Apple rinchiude gli utenti in una prigione di applicazioni dalla quale non si può scappare. Android è più versatile, ma non è del tutto open e dipende fin troppo dai produttori hardware. L’obiettivo, quindi, è semplice: offrire un’esperienza bella come quella dell’iPhone e iPad con un’apertura maggiore di Android. Tutto questo, ovviamente, deve fronteggiare un problema non da poco: Ubuntu arriverà nel mercato sette anni dopo i colossi che vuole sfidare, quindi non avrà vita facile.

Desktop vs Mobile

Un altro punto interessante che è stato chiesto di chiarire a Jono Bacon è rappresentato dalle differenze tra la versione desktop e quella mobile di Ubuntu. Vediamole molto brevemente:

  • Il kernel è diverso, dovendo supportare dispositivi differenti;
  • Unity, ad oggi, è diverso (quello mobile basato su QT, quello desktop su GTK);
  • Tutto ciò che sta tra le due precedenti componenti è pressoché uguale.

Ubuntu Tablet

In particolare c’è una caratteristica di fondo che accomuna le due versioni: se scarichiamo un’immagine da Internet abbiamo una versione generica del sistema operativo, quindi non tutte le funzionalità del dispositivo nel quale la installiamo saranno supportate a dovere. Tuttavia avremo la possibilità di utilizzare Ubuntu in tutti i dispositivi ARM che nascono con Android, anche se l’obiettivo è naturalmente quello di avere qualche produttore che realizza dispositivi con Ubuntu preinstallato, offrendo così un’esperienza ottimizzata. Non è previsto invece alcun supporto diretto per dispositivi Apple, dal momento che tra l’azienda di Cupertino e Canonical non c’è alcun tipo di accordo e difficilmente ce ne saranno in futuro.

Naturalmente se una compagnia volesse produrre un dispositivo con questo sistema operativo preinstallato, è invitata a stringere accordi con Canonical, in modo da evitare eventuali problemi legati all’utilizzo del brand di Ubuntu.

Gaming

Durante l’intervista si è parlato anche di gaming, un altro settore che sta facendo parlare molto di Ubuntu grazie al forte interesse di Valve nei suoi confronti. Su desktop è arrivato Steam, ma il mercato del gaming è ancora in crescita e difficilmente le compagnie vorranno investire in nuove piattaforme a loro sconosciute.

Steam per Linux

Integrazione e sincronizzazione

Il punto focale di questa strategia è la convergenza: non dobbiamo preoccuparci di quale dispositivo utilizziamo, tutti ci devono permettere di avere a disposizione le stesse risorse. Quindi, se acquistiamo qualcosa con lo smartphone, lo avremo a disposizione anche su TV e desktop grazie ad Ubuntu One, il sistema di cloud storage di Canonical. Si parla anche di supporto ai vari servizi Google, ora assente, ma quasi assicurato per Ottobre, quando usciranno le prime immagini quasi complete, prima dell’arrivo nel mercato previsto per il 2014.

App Store

Nel corso della puntata è stato dedicato molto spazio ad un discorso sugli App Store, che hanno contribuito fortemente al successo di iOS e Android. Jono Bacon ha dichiarato che Ubuntu non necessita di un raccoglitore come questi, perché l’utente potrà installare nuove applicazioni direttamente dalla Dash, che offre contenuti in modo rapido e completo. Non è necessario ricorrere ad un’applicazione separata. Gli unici problemi da risolvere sono la suddivisione in categorie e le raccomandazioni, che rappresentano l’unica necessità di avere un App Store. Per contro, la ricerca di applicazioni è già un punto forte.

Gli sviluppatori potranno sfruttare un’esperienza simile a quella di un App Store grazie al portale developer.ubuntu.com, che raggrupperà le applicazioni in un archivio e permetterà di renderle disponibili sia sullo smartphone che sugli altri dispositivi. Secondo la concezione di Canonical, sono le applicazioni e gli altri contenuti a dover andare dall’utente, non quest’ultimo a cercarle.

Ne risulta che un’App Store servirebbe solo a raccogliere le applicazioni “hot”, mentre potrebbe arrivare una sezione “Consigliate” in Unity, assieme alle Smart Scopes.

Arriviamo però a considerare un altro problema: utilizzare un modello con solo un Canonical App Store o adottare un modello simile a quello su desktop? Nei computer abbiamo i pacchetti debian e apt, ma questi generano tre problemi per gli sviluppatori di applicazioni:

  • i .deb sono complicati da pacchettizzare;
  • apt richiede di privilegi di root;
  • apt, per propria natura, poco si adatta allo scopo.

Vediamo di chiarire quest’ultimo punto. Il ruolo principale di apt è quello di mantenere nel client una lista dei pacchetti disponibili e delle dipendenze, quindi risolvere queste ultime. Con Ubuntu SDK la gestione delle dipendenze è diventata molto semplice, quindi i .deb non sono la soluzione ottimale. Canonical sta lavorando ad un nuovo sistema per la gestione dei pacchetti chiamato Click Package Format, non limitato ad Ubuntu, ma rivolto anche ad altri progetti, come il già citato FirefoxOS.

I problemi che devono essere affrontati da ora al prossimo anno, quando secondo le previsioni dovrebbe essere rilasciato questo nuovo sistema operativo mobile, saranno molti, ma confidiamo nella forza dei progetti Open Source di fare dell’ampia collaborazione una grande ricchezza.

Via | FLOSS Weekly

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Mattia Migliorini Articolo scritto da

Studente di informatica presso l'Università di Padova, web designer, amante di Linux e dell'open source in generale. Membro di Ubuntu e di 2viLUG, da gennaio 2012 è collaboratore di Engeene.

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